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Cosa trovi in questo articolo

Negli ultimi anni, l’attenzione verso gli aspetti ambientali, sociali e di governance si è intensificata notevolmente. Gli investitori, i consumatori e la società nel suo complesso stanno richiedendo alle aziende sempre più una maggiore responsabilità sociale e ambientale, oltre al semplice obiettivo di generare profitti. In questo contesto, i criteri ESG si sono affermati come un quadro di riferimento essenziale per valutare le prestazioni di un’azienda in termini di sostenibilità.

 

Vediamo, quindi, più nel dettaglio qual è il significato dei criteri ESG, oltre che il loro impatto su finanza e aziende.

 

Cosa sono i criteri ESG e significato dell’acronimo

I criteri ESG rappresentano dei parametri utilizzati per valutare l’impegno di un’azienda in tre dimensioni: l’ambiente, l’aspetto sociale e la gestione aziendale.

 

I principi ESG costituiscono fattori non finanziari che vengono considerati insieme ai tradizionali parametri economici, fornendo così informazioni aggiuntive allo scopo di formulare un giudizio su una determinata organizzazione.

 

Per gli investitori, i criteri ESG, o meglio i punteggi e i rating ESG, servono anche per valutare la solidità di un’azienda come opportunità di investimento. In tal senso, si fa riferimento alla finanza sostenibile nel momento in cui vengono presi in considerazione non solo gli obiettivi economici, ma anche quelli ambientali e sociali.

 

I Criteri E (Environmental)

Un’azienda sostenibile e responsabile dimostra attenzione verso l’aspetto ambientale se mira a ridurre le emissioni di gas serra, utilizzare in modo efficiente energia e risorse naturali come acqua, materie prime e foreste, evitare l’inquinamento e tutelare la biodiversità.

 

I Criteri S (Social)

Il valore attribuito all’aspetto sociale si manifesta, ad esempio, nella creazione di un ambiente di lavoro di qualità e in una catena di fornitura responsabile, nello sviluppo delle risorse umane, nell’attenzione alla parità di genere, alla diversità e all’inclusione e nell’assunzione di una responsabilità sociale d’impresa più ampia rispetto alla concezione tradizionale.

 

I Criteri G (Governance)

Il terzo elemento ESG, la governance aziendale, riguarda l’etica e la trasparenza nei processi aziendali, le politiche e le procedure di controllo, nonché, nel caso delle società per azioni, i diritti degli azionisti, la composizione, l’indipendenza e la remunerazione del consiglio di amministrazione.

 

Gli obiettivi dell’approccio ESG

Ci sono tre obiettivi principali che caratterizzano l’approccio ESG: quelli ambientali, sociali e aziendali.

 

Per le aziende, adottare questa filosofia significa ripensare il modo in cui si relazionano con l’ambiente, la società in cui operano e verso i propri dipendenti.

 

Dal punto di vista ambientale, l’azienda si impegna a seguire un approccio sostenibile nei confronti dell’ambiente, producendo i propri beni con materiali che generano il minor inquinamento possibile e riducendo gli sprechi di qualsiasi tipologia.

 

Raggiungere questo obiettivo può risultare complesso per molte aziende, specialmente per quelle che hanno raggiunto il successo utilizzando materiali economici, ma altamente inquinanti. Queste organizzazioni sono, quindi, chiamate a reinventarsi utilizzando materiali più in linea con i principi ESG.

 

Gli obiettivi sociali sono altrettanto complessi: in questo caso, l’azienda deve impegnarsi ad avere un impatto positivo sulla società, investendo ad esempio in progetti culturali o artistici che si allineano alla propria missione, dimostrando così di avere a cuore l’ambiente in cui operano.

 

Infine, gli obiettivi riguardanti la responsabilità aziendale rappresentano anch’essi una sfida significativa per questa filosofia. In questo ambito, l’azienda è chiamata a comportarsi in modo responsabile nei confronti dei suoi dipendenti. Questo può risultare particolarmente complicato per le società che hanno raggiunto il successo basandosi su valori lavorativi non etici.

 

Un esempio di ciò può essere rappresentato dalle aziende del settore del fast fashion, che sono riuscite a entrare in modo competitivo sul mercato grazie a pratiche come retribuzioni molto basse, lo sfruttamento di manodopera a basso costo e l’uso di materiali di scarsa qualità nella produzione dei loro prodotti.

 
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Gli obiettivi riguardanti la responsabilità aziendale rappresentano anch’essi una sfida significativa per questa filosofia

Criteri ESG e Ambiente

L’importanza dei criteri ESG nell’ambito degli investimenti e delle valutazioni aziendali ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel contesto moderno. Tra i tre pilastri di valutazione, l’ambiente rappresenta una dimensione chiave che evidenzia l’impegno di un’azienda verso la sostenibilità e la responsabilità ambientale. 

 

Vediamo, quindi, in modo più approfondito i criteri ESG relativi all’ambiente e come essi possono influenza la valutazione complessiva di un’organizzazione.

 

L’importanza del principio della Carbon neutrality

La Carbon neutrality, o neutralità carbonica, rappresenta uno dei principi chiave dell’ESG e si identifica come la capacità di ridurre le emissioni di gas serra e di creare le condizioni necessarie allo scopo di azzerarle completamente. Secondo l’IPCC (Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici), la Carbon neutrality implica un equilibrio tra le emissioni residue e le attività volte a rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera. In altre parole, il concetto di neutralità carbonica si basa sulla possibilità di sviluppo sostenibile in cui le emissioni di CO2 vengono effettivamente azzerate o neutralizzate attraverso varie modalità.

 

Sulla base di questi criteri, un prodotto o un’azienda possono essere considerati “carbon neutral” o “carbon free” nel momento in cui vi è un impegno a rimuovere dall’ambiente la stessa quantità di anidride carbonica che è stata emessa nel corso della produzione dei propri prodotti. Ciò può essere realizzato attraverso un processo di “correzione ambientale” che mira a raggiungere l’obiettivo di emissioni Net-Zero.

 

Alle origini dei criteri ESG: i 17 SDGs, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e l’Accordo di Parigi

I punti di riferimento per gli approcci Environmental, Social e Governance possono essere identificati indirettamente in due importanti momenti nella storia della sostenibilità: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite, e gli Accordi di Parigi.

 

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma adottato il 25 settembre 2015 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, sottoscritto dai governi dei 193 Paesi membri. Questa agenda riguarda gli impegni per le persone, la prosperità e la salvaguardia del pianeta. Si concretizza attraverso i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), che costituiscono un ampio programma di azioni e interventi composto in totale da ben 169 obiettivi specifici.

 

I 17 SDGs sono strettamente interconnessi e affrontano una vasta gamma di temi legati allo sviluppo economico e sociale. Questi obiettivi vanno dalla lotta alla povertà e alla fame, all’assicurare il diritto alla salute e all’istruzione, all’accesso all’acqua e all’energia, alla dignità sul lavoro e alla promozione di una crescita economica inclusiva e sostenibile. 

 

Inoltre, i 17 SDGs affrontano anche tematiche come il cambiamento climatico, la protezione dell’ambiente, l’urbanizzazione e i modelli di produzione e consumo sostenibili, insieme a questioni di uguaglianza di genere, giustizia e pace.

 

Un altro momento fondamentale per la sostenibilità e per il pianeta è rappresentato dagli Accordi di Parigi, firmati il 12 dicembre 2015. In questa occasione, i 197 Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici hanno raggiunto un accordo universale e legalmente vincolante a riguardo del cambiamento climatico. A Parigi è stata presa una scelta strategica di grande importanza per l’approccio ESG e per il pianeta stesso, ovvero l’impegno a limitare l’aumento della temperatura media globale a lungo termine ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali e a perseguire sforzi per limitare l’aumento a 1,5°C.

 

Criteri ESG e finanza: perché sono rilevanti in questo settore

L’integrazione dei criteri ESG nel settore finanziario sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel corso dell’epoca moderna. In un contesto in cui le preoccupazioni ambientali e sociali stanno guadagnando sempre più attenzione, investire in modo sostenibile è diventato un obiettivo fondamentale per molti investitori.

 

L’adozione dei criteri ESG consente di valutare non solo gli aspetti finanziari di un’azienda, ma anche il suo impatto ambientale, sociale e la qualità della governance aziendale.

 

Questo approccio all’investimento, noto come “investing ESG” o “sustainable investing”, mira a generare un impatto positivo sull’ambiente e sulla società, oltre a ottenere un ritorno finanziario.

 

Analizziamo ora le ragioni per cui i criteri ESG sono diventati sempre più rilevanti nel settore finanziario e l’importanza di considerarli nella valutazione delle diverse opportunità di investimento.

   

L’importanza dei criteri ESG negli investimenti

Rispetto al passato, gli investitori odierni dimostrano un nuovo interesse per aziende e progetti che rispecchiano i loro principi e valori morali, oltre che a essere economicamente attraenti. Nonostante le sfide economiche causate dalla pandemia di Covid-19, le aziende hanno, invece, accelerato la transizione verso un capitalismo più inclusivo e propositivo.

 

Questa tendenza è sostenuta sia dal pubblico che dai governi, con l’inclusione di obiettivi ecologici all’interno dei pacchetti di stimolo economico varati nel corso degli ultimi anni. La consapevolezza che i criteri ESG potrebbero diventare obbligatori spinge gli investitori e le imprese ad adottare strategie sostenibili per prepararsi alle future legislazioni “green”. Inoltre, i criteri ESG influenzano il rating delle organizzazioni e giocano un ruolo chiave nell’attrarre e trattenere i migliori talenti.

 

È importante distinguere i criteri ESG dagli investimenti socialmente responsabili (SRI), poiché i primi si focalizzano sulle dimensioni ambientali, sociali e di governance di un’organizzazione e sul loro impatto sulle performance aziendali.

 

Un’analisi del CFA Institute ha rivelato che sempre più professionisti degli investimenti considerano i fattori ESG nelle loro decisioni, dimostrando l’aumento di rilevanza di questo tipo di approccio. Studi dimostrano, infatti, che le aziende con forti principi ESG tendono a ottenere buoni risultati finanziari nel lungo termine.

 

L’atteggiamento “Impact Investing”: cosa vuol dire?

Nell’ambito dell’impact investing, gli investitori non cercano solamente di ottenere un ritorno finanziario ottimizzando i rischi, ma si pongono anche obiettivi legati all’impatto sociale e ambientale che le imprese mirano a ottenere con la produzione dei loro prodotti e della fornitura dei loro servizi.

 

Questo approccio parte dal presupposto che le società debbano perseguire obiettivi più ampi rispetto alla sola generazione di un valore economico. Secondo molti economisti e osservatori, è in corso un’evoluzione che mira a superare l’idea che il benessere degli azionisti sia limitato ai profitti e alla crescita del valore di mercato. Si ritiene, invece, che le attività volte alla generazione di profitti e quelle ispirate a principi etici non siano incompatibili, ma, al contrario, siano destinate a diventare indissociabili, soprattutto per gli investitori che adottano una prospettiva di lungo termine.

 

Il rating ESG; cos’è e perché è importante

Nell’ambito degli investimenti sostenibili, il rating ESG svolge un ruolo decisamente importante. Si tratta di una valutazione sintetica che certifica la solidità di un titolo, di un fondo o di un emittente in relazione ai criteri ESG.

 

Questo rating è complementare al rating tradizionale, che si focalizza, invece, principalmente sulle variabili economico-finanziarie, e ha l’obiettivo di fornire maggiori informazioni, oltre che di migliorare le decisioni di investimento. 

 

I rating ESG vengono elaborati da agenzie specializzate che raccolgono e analizzano dati sugli aspetti di sostenibilità, non solo dal punto di vista economico, ma anche ambientale e sociale, legati alle attività delle varie imprese sottoposte ad esame.

 

Cos’è l’analisi o valutazione ESG e come funziona

L’analisi ESG può essere complessa perché implica la valutazione non solo dei prodotti e dei servizi offerti da un’azienda, ma anche delle sue azioni lungo l’intera catena di produzione e altri aspetti legati alla gestione. Tuttavia, attraverso l’utilizzo degli indicatori ESG, i gestori possono selezionare le aziende da includere nei portafogli dei fondi socialmente responsabili.

 

Ma come possiamo determinare se stiamo acquistando realmente fondi sostenibili? Ecco alcuni consigli utili:

 
  1. Leggere attentamente il documento informativo del fondo e focalizzarsi sul paragrafo relativo alla “Politica di investimento”, il quale chiarisce la strategia adottata dal gestore.
  2. Consultare la relazione annuale della società di gestione, in cui viene spiegato se i fondi interagiscono con le aziende in cui investono per promuovere azioni legate all’ESG.
  3. Verificare se il gestore si basa non solo su dati e analisi interne, ma anche su agenzie di rating etico e società di consulenza. L’incrocio di dati finanziari, interni ed esterni, consente una valutazione più completa delle singole aziende.
 

Seguendo questi suggerimenti, è possibile ottenere una migliore comprensione dei fondi e identificare quali siano veramente sostenibili.

 
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L’analisi ESG può essere complessa perché implica la valutazione dei prodotti, dei servizi e le azioni della catena di produzione

L’ESG è compatibile con la Circular Economy?

La circular economy, o economia circolare, rappresenta una risposta concreta alla necessità di ripensare la gestione delle risorse partendo dalle attività di ogni singola impresa. Questo approccio è strettamente correlato alle prospettive ESG e si basa sull’idea che le aziende debbano avere obiettivi più ampi rispetto alla semplice generazione di un valore economico, integrando la sostenibilità ambientale e sociale all’interno della loro strategia aziendale.

 

L’economia circolare può essere definita come il passaggio da un modello di produzione e consumo lineare, in cui ogni fase implica un consumo di materia ed energia e un successivo smaltimento, a un modello circolare in cui i prodotti vengono progettati considerando il loro rapporto con le risorse e l’ambiente.

 

In questo modo, il ciclo di vita di un prodotto è progettato per restituire materia ed energia all’ambiente stesso. Questo paradigma consente di separare la crescita economica dal consumo di risorse e offre la possibilità di ridefinire il concetto stesso di rifiuto.

 

La circular economy mira a raggiungere una serie di obiettivi, che possono essere sintetizzati nei seguenti punti chiave:

 
  1. Aumentare nel tempo il valore di un prodotto e valorizzare tutti i suoi componenti, considerando tutte le parti, i processi e le attività di lavorazione. Si cerca di evitare lo spreco di valore che potrebbe derivare dall’adozione di un approccio lineare per la fase di produzione e consumo.
  2. Offrire maggiori opportunità di trasformazione, passando da una logica di possesso a una logica di servizio. Ad esempio, attraverso la servitizzazione o la trasformazione in servizi.
  3. Prolungare il ciclo di vita dei prodotti e ripensare la relazione tra consumatore e prodotto.
 

La transizione verso un’economia circolare richiede un ripensamento profondo da parte delle imprese, sia nel rapporto con i clienti che nell’organizzazione del lavoro. Alcuni passaggi fondamentali includono:

 
  • La riprogettazione dei prodotti, sia in termini di durata che di impatto ambientale, utilizzando materiali e componenti più adatti a garantire la sostenibilità.
  • L’innovazione nei modelli di business, con un rapporto diverso tra prodotto e consumatore, spostandosi da un concetto di proprietà a un concetto basato sull’utilizzo o sui benefici del prodotto stesso.
  • L’implementazione di nuovi processi produttivi, che tengano conto delle problematiche ambientali, riducendo gli scarti di produzione e adottando tecnologie e materiali innovativi allo scopo di ottenere una migliore gestione delle risorse.
  • L’impatto sulle supply chain, con l’innovazione che coinvolge non solo i consumatori e le fabbriche, ma anche il recupero dei prodotti a fine vita e la gestione delle risorse, delle competenze e della relazione con i clienti finali.
  • Una gestione finanziaria innovativa, considerando il prolungamento del ciclo di vita dei prodotti, le nuove modalità di vendita, i modelli di pricing e la necessità di pianificare fin dall’inizio le attività di recupero dei prodotti. Questo richiede un ripensamento finanziario profondo, specialmente nel momento in cui si adottano modelli di business basati principalmente sul servizio.
 

La circular economy rappresenta, quindi, un cambiamento significativo per le imprese, che devono adattarsi e ridefinire le proprie strategie allo scopo di affrontare le sfide ambientali e sociali, ma offre anche un’opportunità di innovazione e di creazione di valore a lungo termine.

 

La finanza oggi e il caso Morgan Stanley

Morgan Stanley è una rinomata società di servizi finanziari con una presenza globale in oltre 41 Paesi. Circa dieci anni fa, l’azienda ha istituito il suo Global Sustainable Finance Group con l’obiettivo di concentrare l’attenzione e le risorse sull’identificazione dei potenziali rischi e opportunità legate ai cambiamenti climatici e alla sostenibilità. Questo impegno è proseguito con la creazione dell’Institute for Sustainable Investing, che si propone di analizzare e promuovere lo sviluppo degli investimenti basati su criteri di sostenibilità.

 

Nell’ottobre 2020, l’azienda ha annunciato il suo impegno a raggiungere emissioni nette zero derivanti dai finanziamenti entro il 2050. Audrey Choi, Chief Sustainability Officer di Morgan Stanley, ha sottolineato che i cambiamenti climatici rappresentano una delle sfide più complesse del nostro tempo, con interconnessioni significative a tutti i livelli.

 

Per promuovere una transizione verso un futuro a basse emissioni di carbonio, sono necessari, però, strumenti standardizzati e metodologie condivise per misurare, monitorare e comunicare le emissioni delle aziende finanziate. Pertanto, l’impegno di Morgan Stanley comprende lo sviluppo di strumenti e metodologie con lo scopo di misurare e gestire le attività finanziarie correlate alle emissioni di carbonio.

 

ESG e vantaggi per le aziende

Negli ultimi anni, le aziende si stanno rendendo conto che adottare una strategia ESG non solo è moralmente responsabile, ma può anche portare a numerosi vantaggi. Ciò, infatti, può migliorare l’impatto ambientale e sociale dell’azienda stessa, aumentare la fiducia degli investitori e dei consumatori, ridurre i rischi reputazionali e aprire nuove opportunità di business.

 

Cos’è una strategia ESG?

Le organizzazioni di oggi si trovano di fronte alla necessità di adottare una strategia ambientale, sociale e di governance (ESG) con l’obiettivo di rispondere alle aspettative degli investitori e degli azionisti. Oltre alla ricerca di profitti finanziari, si richiede, quindi, alle aziende di impegnarsi per il miglioramento dell’ambiente in cui operano.

 

Una strategia ESG diventa, in questo modo, cruciale per raggiungere gli obiettivi finanziari, di efficienza e di crescita delle società. Non basta che un’azienda abbia la volontà di diventare più responsabile dal punto di vista ambientale e sociale; è necessario disporre di uno strumento per misurare e tracciare i progressi compiuti verso tali obiettivi.

 

Ed è qui che entra in gioco una strategia ESG aziendale. Questa fornisce alle organizzazioni un quadro di riferimento per valutare i progressi verso la sostenibilità e offre informazioni quantitative sul valore generato dai loro sforzi. Ciò consente di mantenersi competitivi, allinearsi agli interessi degli stakeholder e di prepararsi per un successo nel lungo periodo.

   

Come implementare una ESG strategy ed esempi pratici

Ecco i sei passi da seguire per l’implementazione di una strategia ESG efficace:

 
  1. Coinvolgere gli stakeholder: Una strategia ESG deve tenere in considerazione gli interessi degli stakeholder. Nell’attuale mercato, gli investitori desiderano supportare aziende che condividono valori simili ai loro. Definire le convinzioni e i valori degli stakeholder diventa, quindi, fondamentale al fine di tracciare gli obiettivi della propria strategia ESG.
  2. Scegliere il framework ESG appropriato: Una volta acquisite le informazioni necessarie dagli stakeholder, è il momento di selezionare il framework ESG adatto a guidare le strategie che si vogliono implementare. Queste linee guida possono includere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, gli standard della Global Reporting Initiative e gli standard del Sustainability Accounting Standards Board.
  3. Condurre una valutazione della materialità: Una valutazione della materialità è un aspetto cruciale per l’implementazione di una strategia ESG di successo, poiché identifica i temi rilevanti su cui focalizzarsi. Questi temi interessano gli stakeholder, gli investitori, i dipendenti, i partner commerciali e la concorrenza.
  4. Nominare figure chiave per la gestione: Una società è tanto valida quanto lo sono le persone che la compongono. È importante, quindi, assumere o nominare figure chiave che si dedichino al successo della strategia ESG prima definita e che abbiano a cuore la sua implementazione.
  5. Raccogliere dati per gli indicatori chiave di performance (KPI): Una volta che il piano ESG è pronto e in funzione, è fondamentale raccogliere dati. I processi ESG forniscono alle aziende metriche oggettive che evidenziano il successo delle iniziative di responsabilità sociale. È bene, quindi, utilizzare i dati raccolti con l’obiettivo di monitorare gli indicatori chiave di performance, misurando il successo raggiunto lungo il percorso.
  6. Rivalutare nel tempo: Le aziende che continuano a raccogliere dati riguardanti le proprie iniziative ESG e monitorano gli indicatori chiave di performance hanno il vantaggio di poter rivalutare le proprie strategie nel corso del tempo. È naturale che tali strategie evolvano: le aziende devono cercare di raggiungere nuovi livelli di successo, ma ciò può avvenire solo osservando dati oggettivi e apportando le necessarie rivalutazioni.
 

Come il reparto compliance di un’impresa può trarne benefici

Non sorprende che le attività ESG siano strettamente legate ai valori di un’organizzazione e che siano considerate un elemento cruciale della compliance. Tali attività contribuiscono, infatti, alla fiducia e alla reputazione, consentendo alle aziende di affrontare le sfide future in modo solido.

 

Sebbene alcuni possano ritenere che i criteri ESG aggiungano un ulteriore onere ai team di compliance, già oberati o con carenza di personale a causa dei tagli dovuti al Covid-19, non si può negare che la compliance ESG sia diventata una priorità fondamentale per le organizzazioni e che continuerà a esserlo anche in futuro. Molte società pubbliche sono ora valutate proprio in base alle loro prestazioni ESG e devono fornire determinate informazioni a riguardo di tale aspetto all’interno dei loro bilanci. 

 

Sebbene le preoccupazioni sul personale e sul carico di lavoro siano legittime, i team di compliance sono già in grado di gestire molti aspetti relativi alle tematiche ESG, in particolare il pilastro della governance che coinvolge l’audit interno, le questioni legali e le risorse umane. La governance è stata identificata come un punto di partenza ideale per l’introduzione di un framework ESG, proprio per la sua natura già affine alle attività di compliance.

 

Perché l’adozione di una strategia ESG può contenere il Transition Risk

Nel momento in cui un’azienda decide di migrare verso un modello che mira a migliorare l’impatto ambientale e sociale, si trova ad affrontare una transizione significativa. L’azienda deve passare da un approccio in cui utilizza risorse materiali, energetiche, temporali e umane, a un approccio che gestisca in modo responsabile le risorse, l’energia e i valori provenienti dalle persone.

 

A tale scopo, è necessario preparare l’organizzazione, le infrastrutture produttive, il personale e la governance per sostenere questo nuovo modello. Tuttavia, questo passaggio comporta dei rischi: l’ESG implica sollevare l’asticella dei risultati e aggiungere nuovi obiettivi legati all’impatto ambientale e sociale, mantenendo comunque l’importanza dei risultati aziendali.

 

Il percorso verso l’ESG deve, quindi, anche considerare i fattori legati ai rischi di transizione, come i rischi legati alla trasformazione energetica, digitale, economica e, in alcuni casi, anche al modello di business delle imprese.

 
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Nel momento in cui un’azienda decide di migrare verso un modello che mira a migliorare l’impatto ambientale e sociale, si trova ad affrontare una transizione significativa

Criteri ESG e situazione attuale

Come già evidenziato, sia gli investitori che le aziende stanno prendendo sempre più coscienza del fatto che i criteri ESG potrebbero diventare obbligatori in diversi Paesi nel prossimo futuro.

 

Vediamo, quindi, qual è la situazione attuale in Italia e in Europa e quali possono essere i possibili sviluppi futuri.

 

La situazione in Italia

Il Rapporto SDGs 2021 dell’Istat analizza la situazione dell’Italia in relazione ai 17 SDGs e fornisce alcuni segnali positivi, come miglioramenti nell’agricoltura, la riduzione del consumo di suolo, il rallentamento della deforestazione, la rendicontazione ambientale e lo sviluppo dell’economia circolare.

 

Tuttavia, il rapporto evidenzia anche alcune criticità nel nostro Paese, come la lotta alla povertà, la parità di genere, la qualità della vita nelle città, le emissioni di CO2, l’ammodernamento delle infrastrutture, l’occupazione e lo sviluppo delle competenze. Inoltre, il rapporto sottolinea che in meno di dieci anni la preoccupazione delle famiglie italiane per i cambiamenti climatici è aumentata dal 63,3% del 2012 al 70%.

 

Queste informazioni evidenziano la necessità di un impegno continuo al fine di affrontare le sfide e migliorare le performance ESG, sia a livello aziendale che a livello di politiche e strategie nazionali.

 

Prospettive future in Italia ed UE

L’Unione Europea si sta distinguendo in questo ambito, poiché sta sviluppando un nuovo quadro giuridico verso un’economia sostenibile, con lo scopo di combattere il cambiamento climatico e raggiungere l’obiettivo di emissioni zero entro il 2050.

 

Attualmente, alcune grandi aziende sono già tenute a divulgare informazioni non finanziarie e sulla diversità ai sensi della Direttiva sull’informativa non finanziaria (NFRD) dell’UE. 

 

Tuttavia, è in corso un’evoluzione significativa con l’introduzione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), proposta dalla Commissione Europea. Questa direttiva estenderebbe i requisiti di rendicontazione a tutte le grandi aziende e alle società quotate all’interno dei mercati regolamentati, richiedendo anche l’audit delle informazioni riportate in bilancio e l’introduzione di requisiti di rendicontazione più dettagliati e standard di rendicontazione di sostenibilità dell’UE.

 

Inoltre, le aziende sarebbero tenute a “etichettare” digitalmente le informazioni riportate allo scopo di renderle leggibili da software specifici e stabilire un unico punto di accesso. Si prevede che la CSRD entrerà in vigore a partire da gennaio 2024, coinvolgendo circa 50.000 aziende con almeno 250 dipendenti.

 

D’altro canto, negli Stati Uniti, non esistono attualmente leggi così rigorose. Nonostante l’aumento della rilevanza dei criteri ESG, le risposte sono state principalmente volontarie e basate sul mercato. Tuttavia, ci sono segnali che indicano anche in questo Paese un cambiamento imminente, come l’ordine esecutivo emesso dall’amministrazione Biden che richiede al governo federale di affrontare l’inquinamento climatico e i rischi a esso collegati.

 

Inoltre, la Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti ha creato una task force sul clima e sugli ESG, mentre il Financial Stability Oversight Council ha pubblicato un rapporto sul rischio finanziario legato al clima.

 

A livello globale, si sta, quindi, assistendo a un progresso verso l’adozione di standard più armonizzati per la rendicontazione ESG. I ministri delle finanze del G7 e i governatori delle banche centrali hanno sottolineato l’importanza di affrontare le sfide ESG e di promuovere una cooperazione più stretta al fine di adottare standard globali per le informazioni sulla sostenibilità. Ciò indica che nel corso degli anni le informative ESG aziendali diventeranno più uniformi e comparabili a livello internazionale.

 

L’effetto BlackRock sull’adozione dei criteri ESG

Senza dubbio, è stata una notizia di grande rilievo all’inizio del 2020 l’annuncio di Larry Fink, CEO di BlackRock, riguardo all’intenzione della società di orientare i propri investimenti verso aziende che adottano strategie e pratiche in linea con i criteri ESG.

 

Considerando che BlackRock gestisce risorse per oltre 6.500 miliardi di dollari, cifra superiore al PIL di molti Paesi, l’elenco di 244 aziende nel Mondo che non stanno facendo abbastanza per contrastare i cambiamenti climatici fornisce indicazioni strategiche e di gestione molto significative verso politiche e progetti ESG.

 

Sorge la domanda su quale sia la ragione per cui un’entità così importante come BlackRock, che tiene altrettanto in considerazione il ritorno sugli investimenti, abbia scelto di assumere una posizione così chiara e decisa. Oltre al valore morale di questa scelta e alla visione etica che guida le strategie del fondo, c’è sicuramente anche la convinzione (e la previsione) che il rischio legato al clima e alla relazione tra le aziende e l’ambiente rappresenti una componente sempre più significativa del rischio di investimento.

 

Più le aziende riescono a gestire il proprio impatto ambientale, tanto più saranno in grado di ridurre i fattori di rischio associati al clima e di rispettare le previsioni a medio e lungo termine, anche nel caso in cui insorgano eventuali emergenze.

 

Da dove iniziare per conoscere meglio i criteri ESG per aziende e banche?

Se sei interessato a conoscere meglio i criteri ESG per aziende e banche, un ottimo punto di partenza potrebbe essere il Corso Online ESG e Finanza Sostenibile in Aziende e Banche di Alteredu.

 

Il percorso di formazione si concentra sul fornire una panoramica completa dei temi ESG e sulla loro importanza nel settore finanziario. Ti guiderà attraverso i concetti fondamentali dei criteri ESG, illustrando come le aziende e le banche possono integrare tali criteri all’interno delle loro strategie e operazioni.

 

Avrai l’opportunità di esplorare gli aspetti ambientali, sociali e di governance che influenzano le decisioni di investimento e di prestito. Imparerai come identificare e valutare i rischi e le opportunità ESG, nonché come incorporare i principi ESG nella valutazione del rendimento finanziario.

   

FAQ sui Criteri ESG

Vediamo ora alcune domande frequenti che gli utenti si pongono spesso nel momento in cui cercano informazioni a riguardo dei criteri ESG.

Quali sono i criteri ESG?

I criteri ESG rappresentano un insieme di parametri utilizzati per valutare l’impegno di un’azienda in termini di sostenibilità e responsabilità. Essi si basano su tre dimensioni principali: l’ambiente, il sociale e la governance. Essi consentono di valutare quanto un’azienda sia in grado di operare in modo sostenibile e responsabile.

Quanti sono i pilastri in ambito ESG?

L’acronimo ESG rappresenta i tre pilastri della sostenibilità per l’Unione Europea: Environment (ambiente), Social (sociale) e Governance (governo aziendale). Questi tre fattori sono fondamentali al fine di valutare, misurare e promuovere l’impegno di un’impresa o di un’organizzazione verso la sostenibilità.

Quanti sono gli score ESG?

Secondo una recente ricerca condotta dall’ESG European Institute, nel 2018 sono stati identificati oltre 600 rating ESG a livello internazionale.

Come si misura ESG?

Il rating ESG viene determinato considerando vari elementi, tra cui la chiarezza delle informazioni aziendali, la gestione del rischio ambientale, la conformità alle leggi per il rispetto dell’ambiente, la gestione dei diritti umani, la diversità e l’inclusione, la gestione delle controversie e la struttura di governance.

Qual è la strategia ESG più diffusa?

Secondo l’ultima ricerca condotta dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, l’esclusione è la strategia ESG più comunemente adottata, indipendentemente dalla classe di attività a cui viene applicata.

A cosa serve ESG?

L’acronimo ESG rappresenta l’Environment, Social and Governance, ed è associato a un rating noto come rating di sostenibilità. Questo rating valuta l’impatto ambientale, sociale e di governance di un’impresa o di un’organizzazione che opera nel mercato.


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