Nessun prodotto nel carrello.
Subtotale:
terapia di stimolazione cognitiva

Cosa trovi in questo articolo

Cos’è la demenza e l’impatto sulla vita delle persone

La Terapia di Stimolazione Cognitiva per persone che soffrono di demenza è un tipo di approccio innovativo, che può migliorare la qualità della vita di tantissime persone che soffrono di questo genere di patologie che colpiscono il cervello, il diencefalo, il cervelletto e il tronco encefalico.

 

Quando si parla di demenza si intende un gruppo di malattie neurodegenerative che colpisce l’encefalo, compromettendo gradualmente e in modo rilevante le funzioni cognitive della persona ammalata.

 

terapia di stimolazione cognitiva

La Terapia di Stimolazione Cognitiva può migliorare la qualità della vita di tantissime persone

 

Non bisogna sottovalutare il rischio o la portata di questo tipo di malattie, poiché in Italia sono circa 1 milione le persone colpite, secondo quanto affermato dal Ministero della Salute, con conseguenze pesanti sul vivere quotidiano.

 

Il preciso istante in cui si riceve una diagnosi di demenza è un momento in cui la nostra vita e quella dei nostri cari cambierà per sempre. Diverse emozioni si agitano dentro di noi: rabbia, frustrazione, incredulità.

 

Dopo un primo momento di sconforto, però, la maggior parte delle persone si trova a reagire in qualche modo e, soprattutto i cari della persona colpita da demenza sono fortemente decisi a fare qualcosa.

 

C’è però una questione su cui soffermarsi: i farmaci utilizzati oggi per le demenze non sono farmaci in grado di guarire dalla patologia, ma si limitano ad alleviare i sintomi cognitivi e comportamentali della malattia.

 

I benefici della Terapia di Stimolazione Cognitiva

“Dottoressa cosa possiamo fare per aiutarlo/a a vivere meglio?”, mi chiedono spesso i parenti dei miei pazienti. Quello che mi sento di rispondere a chi mi rivolge questa domanda è che esistono dei protocolli in grado di rallentare il declino cognitivo della malattia, validati scientificamente.

 

La loro efficacia è pari a quella dei farmaci anticolinesterasici, ma ovviamente senza i loro effetti collaterali (Spector et al. 2003).

 

terapia di stimolazione cognitiva

Esistono dei protocolli in grado di rallentare il declino cognitivo della malattia

 

Le demenze sono malattie neurodegenerative che, in quanto tali, portano ad una perdita progressiva di connessioni neurali in diverse aree del nostro cervello. Cosa è possibile fare allora per opporti a questo tipo di patologie?

 

Attraverso una terapia di stimolazione cognitiva è possibile rallentare il declino delle funzioni cognitive, ma non solo! Migliorerà la qualità di vita e aumenterà il benessere psicologico della persona con demenza.

 

Allo stesso tempo, diminuirà il carico di stress dei cosiddetti caregiver (coloro che si prendono cura) della persona con demenza, che ogni giorno incontrano e devono fronteggiare tutta una serie di difficoltà specifiche:

 
  1. I deficit cognitivi (come memoria, attenzione, linguaggio) e funzionali (per es. rispondere al telefono, fare la spesa, vestirsi, radersi ecc.) della persona di cui si prendono cura.
  2. I disturbi comportamentali e psicologici (Behavioral and Psychological Symptoms, BPSD). Questo tipo di disturbi è il più difficile da gestire e, infatti, è la causa principale per cui il caregiver decide di ricoverare il proprio assistito in una struttura residenziale. Sotto la sigla BPSD vengono raggruppati sintomi di tipo diverso tra loro come quelli affettivi (ansia e depressione), psicotici (deliri e allucinazioni) e i disturbi della condotta (sonno, alimentazione, wandering).
  3. Il numero di ore di assistenza settimanali. Secondo un rapporto del CDC (Centers for Disease Control, 2018) circa la metà dei caregiver ha fornito cure per un minimo di due anni e il 30% di loro lo ha fatto per circa 20 ore alla settimana. Insomma, un vero e proprio lavoro.
  4. Essere intermediario tra malato e strutture sanitarie. Un compito per niente facile visto che a seguito della comunicazione della diagnosi ci si sente persi e abbandonati, senza qualcuno che ci indichi quale sia l’iter più adatto da seguire. Senza dimenticare il fatto che spesso si è posti di fronte a scelte difficili per le quali non si è mai preparati, come decidere se ricoverare il proprio caro in una struttura residenziale o continuare a prendersi cura di lui/lei a casa.
 

terapia di stimolazione cognitiva

Una terapia di stimolazione cognitiva rallenta il declino delle funzioni cognitive e migliora la qualità di vita

 

Cognitive Stimulation Therapy (CST) e Terapia di Stimolazione Cognitiva: dalla ricerca alla messa in pratica

Il protocollo di stimolazione cognitiva che attualmente risulta essere il più efficace, come dimostrato da numerose ricerche scientifiche, è quello ideato da Spector e colleghi in Inghilterra nel 2003.

 

Questo protocollo prende il nome di Cognitive Stimulation Therapy (CST). Il suo corrispettivo italiano, la Terapia di Stimolazione Cognitiva, nasce grazie al Servizio di Psicologia dell’Invecchiamento dell’Università di Padova, che ha dimostrato in numerosi studi la sua efficacia nel migliorare la qualità di vita delle persone con demenza e dei loro familiari.

 

Il gruppo di ricerca ha dato il via al primo studio multicentrico italiano che, ad oggi, ha coinvolto 283 persone in tutta Italia.

 

Il protocollo CST può essere attuato sia in gruppo che individualmente, anche a domicilio, proprio perché è pensato per essere semplice e accessibile a tutti. È previsto un programma di base ed uno di mantenimento con attività diverse per ogni sessione, così che la persona non si annoi.

 

Come nasce il protocollo di Stimolazione Cognitiva Individuale (iCST)

Come abbiamo detto precedentemente, la sua efficacia nel migliorare la vita di persone con demenza è stata ripetutamente validata. Tuttavia, esiste un minor numero di ricerche che indagano i benefici che si riflettono sui caregiver.

 

In particolare, ci si è accorti analizzando tutti gli articoli presenti in letteratura che il protocollo CST di base aveva dei limiti: non riuscivano a migliorare la relazione tra la persona con demenza e il suo caregiver.

 

stimolazione dei pazienti

Vediamo come nasce il protocollo di Stimolazione Cognitiva Individuale (iCST)

 

Così, nasce il protocollo di Stimolazione Cognitiva Individuale (iCST) pensato proprio per i familiari e per poter essere eseguito anche a casa propria.

 

Dopo aver ricevuto un’adeguata formazione e costante supervisione, infatti, i caregiver potranno svolgere attività molto simili a quelle del programma CST di base sebbene non in gruppo.

 

Cosa è stato osservato? Sul piano complessivo, un miglioramento della salute fisica e mentale del caregiver, nel particolare invece:

 
  • Diminuzione di sintomi ansiosi e depressivi
  • Migliore qualità di vita relata alla salute
  • Aumento della resilienza (che è la capacità di far fronte agli eventi stressanti della vita)
  • Miglioramento della relazione con il proprio caro affetto da demenza
 

Quale sembra essere il segreto dietro tutti questi benefici? La costanza. Infatti, ad un numero maggiore di sessioni svolte insieme al proprio caro si associavano maggiori benefici. Un po’ come quando andiamo in palestra e abbiamo bisogno di allenarci per parecchio tempo prima di iniziare a vedere i primi risultati.

 

Anche la CST, infatti, potrebbe essere definita un allenamento… ma della mente. Ma non si tratta solo di questo. In un’altra ricerca, che si è concentrata maggiormente sugli aspetti qualitativi della iCST, si è cercato di indagare il vissuto emotivo dei caregiver tramite delle interviste.

 

Per questi ultimi la terapia di stimolazione cognitiva non era solo un modo per aiutare il proprio caro a tenere la mente attiva, ma anche un’occasione per vivere il presente, ricordare il passato e ottenere nuove informazioni.

 

Certo, le difficoltà non sono mancate: non è facile adattarsi alla struttura della iCST a causa del lavoro, degli impegni familiari, del ruolo stressante che si ricopre. Non è facile nemmeno mantenere sempre un clima positivo e disteso durante le attività, man mano che si nota l’aggravarsi delle condizioni del proprio caro. Non è facile quando non si riceve alcun aiuto da parte del resto della famiglia.

 

Se si riesce, però, ad andare oltre le complicazioni che si incontreranno lungo il cammino si potranno intravedere molte opportunità. L’opportunità di arricchire e rafforzare la relazione col proprio caro e di rendere l’ambiente di cura meno stressante.

 

L’opportunità per impegnarsi in conversazioni stimolanti, per dare valore alla vita svolgendo attività nuove, sentendosi motivati e consapevoli del mondo circostante. L’opportunità di entrare in punta di piedi nel mondo del proprio caro per capire meglio i suoi bisogni e le sue emozioni.

 

Vedere la persona oltre la malattia. Che è poi un po’ l’espressione dell’approccio multidimensionale su cui si basano tutti gli interventi attuali per le persone con demenza.

 

Si tratta dell’approccio centrato sulla persona di Kitwood che qualunque figura professionale si trovi a contatto con persone con demenza dovrebbe conoscere.

 

Tale modello è l’unico in grado di fornire risposte alle esigenze fisiche, psicologiche e sociali della persona e al loro mutare col mutare della malattia.

 

Alla luce di questo modello arricchito, è facile intuire come il processo diagnostico e terapeutico debba tener conto di molteplici fattori, quali: la storia della persona, la sua rete sociale, la sua personalità e non soltanto della sua salute fisica.

 

“Anche quando mi sarete estranei, quando nei miei occhi leggerete il vuoto… Lì, dietro quel vuoto, ci sarò sempre io. Questo tu, non dimenticarlo mai.”

 

(Dal corto “La Lettera” di Marco Calvise:

 
 

Dietro ogni diagnosi di demenza c’è una persona, dietro ogni persona c’è una storia, dietro ogni storia c’è un’identità. E quella no, non si perde mai

 

Sei interessato al tema della demenza? Approfitta dei nostri corsi online!