Guida completa al Rischio Biologico

rischio biologico

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Molte categorie professionali sono tenute a fare attenzione al rischio biologico, che rappresenta uno dei rischi ai quali i lavoratori possono essere esposti durante la loro attività professionale. La valutazione del rischio biologico spetta al datore di lavoro, ma ciò non significa che i lavoratori debbano disinteressarsi dell’argomento.

Ai professionisti viene infatti chiesto di informarsi sulla tematica, di seguire dei corsi sul rischio biologico e di apprendere le procedure da seguire per proteggersi da questo rischio professionale. La collaborazione tra il datore di lavoro ed i dipendenti aiuterà a creare un ambiente professionale più sicuro e a ridurre le esposizioni pericolose per la salute individuale e della collettività.
 

Definizione di rischio biologico

Il primo passo per comprendere meglio questo rischio consiste nello studiare la definizione di rischio biologico. Questo particolare rischio viene identificato con la determinazione del rischio di esposizione ad agenti biologici durante la propria attività professionale.

Nell’articolo 267 del D.lgs 81/2008 si trovano le principali definizioni da conoscere per comprendere cos’è il rischio biologico e quali sono gli elementi da tenere in considerazione. Le definizioni da ricordare sono le seguenti:

  • Agente biologico: microrganismo (anche geneticamente modificato), endoparassita umano o coltura cellulare che potrebbe causare intossicazioni, infezioni o allergie nell’uomo.
  • Coltura cellulare: crescita in vitro di cellule che sono state inizialmente isolate da organismi pluricellulari.
  • Microrganismo: entità microbiologica capace di trasferire il suo materiale genetico o di riprodursi.
 

Classificazione degli agenti biologici

Per la definizione del rischio è necessario inoltre informarsi sulla classificazione degli agenti biologici, classificazione presentata nell’allegato XLVI del decreto legislativo di riferimento. Secondo questa classificazione gli agenti biologici possono essere suddivisi in quattro classi, sulla base della loro pericolosità e delle attuali possibilità profilattiche e terapeutiche.

In merito alla pericolosità degli agenti biologici ci sono da fare alcune precisazioni. Per definire la pericolosità bisogna infatti tenere conto della patogenicità, dell’infettività, della trasmissibilità ed infine della neutralizzabilità.

Con patogenicità si intende la capacità dell’agente biologico di determinare l’insorgenza di una malattia a seguito dell’infezione. Con il termine infettività si intende invece la capacità dell’agente biologico di superare le difese del corpo e di riprodursi nel nuovo ospite. La capacità dell’agente di essere trasmesso da un soggetto infetto ad un altro suscettibile viene definita trasmissibilità, mentre si parla di neutralizzabilità per definire le soluzioni terapeutiche e profilattiche di cui disponiamo.
 

Per la definizione del rischio è necessario inoltre informarsi sulla classificazione degli agenti biologici, classificazione presentata nell’allegato XLVI del decreto legislativo di riferimento.
 

Quadro normativo

Il quadro normativo del rischio biologico a cui fare riferimento è il D.lgs 81/2008 ed in particolare il Titolo X relativo all’esposizione ad agenti biologici.

Secondo quanto definito dal suddetto quadro normativo, al datore di lavoro spetta l’obbligo di informare l’organo di vigilanza territorialmente competente nel caso in cui decida di avviare un’attività professionale che preveda l’utilizzo di agenti biologici che rientrano nel gruppo due o nel gruppo tre. La comunicazione all’organo di vigilanza deve essere effettuata almeno trenta giorni prima rispetto all’inizio dell’attività professionale.

Nel caso in cui dovessero rendersi necessarie delle modifiche alle procedure di utilizzo degli agenti biologici o nel caso in cui si dovesse rendere necessario l’impiego di altri agenti biologici, il datore di lavoro dovrà nuovamente informare l’organo di vigilanza per ottenere l’autorizzazione a procedere.
 

La valutazione del rischio biologico

Anche per la valutazione del rischio biologico il quadro normativo di riferimento è il decreto legislativo indicato in precedenza. Questa valutazione rientra tra gli obblighi del datore di lavoro, il quale deve prendere in esame le modalità lavorative e tutte le caratteristiche dell’agente biologico.

Nello specifico per la valutazione del rischio bisognerà considerare la classificazione degli agenti biologici di cui si è parlato in precedenza, l’elenco delle malattie che potrebbero essere determinate dall’agente biologico maneggiato, gli effetti tossici e/o allergici correlati all’esposizione all’agente patogeno ed il possibile sinergismo nel caso in cui le lavorazioni prevedano l’impiego di più agenti biologici.

Il datore di lavoro dovrà anche informarsi sulle patologie contratte dai lavoratori ed occuparsi di mettere in luce la correlazione tra queste malattie e l’agente biologico nel caso in cui la correlazione dovesse davvero esistere. Il datore di lavoro dovrà altresì tenere conto delle situazioni descritte dall’autorità sanitaria competente che potrebbero influire sul rischio biologico e che dunque potrebbero richiedere delle modifiche delle procedure seguite dai lavoratori e dei dispositivi di protezione individuale utilizzati.

I passaggi da seguire per effettuare una corretta valutazione del rischio biologico sono i seguenti:

  • Identificazione dei pericoli, tenendo conto anche di quelli potenziali.
  • Stima delle conseguenze che potrebbero derivare dall’esposizione ai pericoli identificati.
  • Identificazione e quantificazione dei lavoratori esposti a tali pericoli.
  • Misurazione dell’entità dell’esposizione dei soggetti.

Pur seguendo le diverse fasi elencate, va ricordato che la valutazione del rischio non è un’operazione semplice. La difficoltà deriva principalmente dalla presenza di molteplici agenti biologici – di alcuni dei quali non si conoscono ancora tutte le caratteristiche – e dalle possibili interazioni che questi possono avere tra di loro e con l’ambiente. Non va dimenticato che l’entità delle conseguenze derivanti dall’esposizione all’agente biologico è correlata anche alla risposta individuale, la quale cambia appunto da lavoratore a lavoratore.
 

La prevenzione del rischio biologico

La valutazione del rischio sarebbe un’operazione sterile se non fosse seguita dalla messa in atto di accorgimenti per la prevenzione del rischio biologico. Lo scopo ultimo della valutazione è infatti individuare i potenziali rischi a cui sono esposti i lavoratori per fare in modo di ridurre l’esposizione e di rendere l’ambiente lavorativo più sicuro.

Per molti agenti biologici non si hanno attualmente delle informazioni sulla precisa correlazione dose – risposta, non si sa quindi se la gravità delle conseguenze sia legata o meno all’entità dell’esposizione e quali siano le soglie al di sotto delle quali ci si possa sentire sicuri.

Questo è il motivo per cui quando si parla di prevenzione del rischio si considera che la dose minima infettante sia pari ad 1 (DI0 = 1), ovvero che sia sufficiente anche la presenza di un singolo agente patogeno per causare malattia nei lavoratori. Ciò deriva dall’impossibilità con gli strumenti attuali di stabilire se sia presente o meno una soglia di sicurezza. Fissata la DI0 = 1, l’unico modo per proteggere i lavoratori da un agente biologico con elevate trasmissibilità e patogenicità e con bassa neutralizzabilità consiste nell’azzerare del tutto l’esposizione all’agente.
 

La valutazione del rischio sarebbe un’operazione sterile se non fosse seguita dalla messa in atto di accorgimenti per la prevenzione del rischio biologico.
 

L’importanza della formazione

Per proteggersi dal rischio biologico e per mettere in atto correttamente le strategie di prevenzione più adeguate è fondamentale investire sulla formazione. Sono numerosi i settori in cui i lavoratori devono confrontarsi con il rischio di infezione: la conoscenza del rischio e delle buone pratiche per ridurlo contribuisce ad aumentare la sicurezza dell’ambiente professionale.

Nel decreto legislativo di riferimento si trovano due definizioni da conoscere riguardo la formazione e l’informazione. Con il termine informazione si indicano tutte quelle attività volte a fornire delle conoscenze che possano tornare utili per identificare i rischi lavorativi e per gestirli nel migliore dei modi. Con il termine formazione ci si riferisce invece al processo educativo che consente ai professionisti e a tutti coloro che si occupano della prevenzione del rischio di acquisire delle competenze necessarie per lavorare in sicurezza.
 

Quale corso scegliere sul rischio biologico

Per investire in maniera fruttuosa il proprio tempo in formazione professionale il consiglio è di scegliere solo corsi certificati, che siano riconosciuti in ambito lavorativo e che possano davvero fornire delle competenze terminato il percorso di apprendimento. L’offerta formativa di Alteredu è vasta e tra i numerosi corsi online disponibili ce ne sono diversi dedicati al rischio biologico.

Un corso in primo piano molto richiesto è quello dedicato ai lavoratori rischio biologico COVID-19. Si tratta di un percorso di formazione della durata di 4 ore rivolto a tutti i professionisti e progettato per offrire loro le competenze necessarie per ridurre il rischio di contrarre infezione da Covid-19 sul luogo di lavoro.
 
 

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