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Neolaureto in ingegneria mentre legge il nostro articolo su Come Diventare Energy Manager: Cosa fa, Stipendio, Corsi da Seguire

Cosa trovi in questo articolo

Sono tante le figure professionali che svolgono un ruolo fondamentale per la crescita delle aziende e la figura dell’energy manager rientra tra queste. In questo approfondimento analizzeremo in dettaglio questo lavoro, descrivendo come diventare energy manager, cosa fa, quali sono i compiti di cui deve occuparsi e qual è lo stipendio medio che percepisce.
 

Vedremo anche in quali situazioni le aziende sono obbligate a nominare un energy manager e quali sono i requisiti che il professionista che intende ricoprire questo ruolo deve avere. Scopriremo inoltre qual è il percorso di formazione che si può seguire per diventare un energy manager professionista.
 

Come e perché è nata questa guida

Questa guida è stata scritta da noi di Alteredu per rispondere a tutti coloro che sono interessati a dare una svolta alla propria carriera professionale. L’idea di questo approfondimento è nata dalla domanda che ci è stata posta da Luca, giovane neolaureato in ingegneria, che ci ha contattati per avere consigli su una professione che avrebbe potuto valorizzare i suoi punti di forza e le sue attitudini: dopo che Luca ci ha descritto le sue competenze e le sue passioni abbiamo subito pensato al ruolo dell’energy manager.
 

Si tratta di uno dei mestieri del futuro, la cui richiesta sul mercato del lavoro è in costante aumento, dato che le aziende hanno deciso di investire sempre più nell’efficienza energetica: nel 2021 sono previsti oltre 32 miliardi di investimenti in questo settore, secondo una stima effettuata dal Digital Energy Efficiency Report del Politecnico di Milano.
 

l'Energy manager è un professionista che spesso opera come consulente
L’energy manager offre una consulenza professionale e mette a disposizione le sue competenze per aiutare i manager a prendere delle decisioni vantaggiose per l’azienda.
 

Chi è l’energy manager?

Nella conversazione che abbiamo avuto con Luca, dopo avergli parlato di questa professione come potenziale lavoro adatto alle sue attitudini, gli abbiamo descritto chi è l’energy manager e di che tipo di figura professionale si tratta.
 

Stiamo ovviamente parlando di professionista specializzato, che si deve occupare di suggerire e valutare i metodi di conservazione dell’energia, cercando di ridurre i consumi aziendali e di contribuire a rendere la società più sostenibile dal punto di vista ambientale. In poche parole l’energy manager è esperto nel campo dell’efficientamento energetico.
 

Nonostante questa figura professionale venga inquadrata come definizione nella categoria dei manager, va sottolineato che l’energy manager non avrà alcun potere decisionale e operativo.
 

Ciò che si chiede a questo professionista è di sottoporre la sua valutazione a chi dovrà decidere: l’energy manager offrirà dunque una consulenza professionale e metterà a disposizione le sue competenze per aiutare i manager a prendere delle decisioni vantaggiose per l’azienda.
 

Cosa fa un energy manager e quali sono i suoi compiti

Vediamo in dettaglio cosa fa un energy manager e quali sono i compiti, ovvero le mansioni di cui questo professionista dovrà occuparsi per svolgere al meglio il suo ruolo.
 

Innanzitutto dovrà fare una valutazione dell’utilizzo di energia da parte dell’azienda, al fine di individuare quegli interventi fondamentali per migliorare l’impiego di energia da parte dell’azienda stessa. Lo scopo ultimo della sua analisi è quello di aiutare il cliente ad ottimizzare l’utilizzo dell’energia, riducendo gli sprechi ove possibile.
 

L’energy manager dovrà redigere dei bilanci energetici, che saranno il risultato delle valutazioni effettuate, inoltre lo stesso professionista dovrà occuparsi di fornire le informazioni energetiche richieste dalla normativa vigente, in base alla tipologia di società nella quale lavora.
 

Tra i compiti dell’energy manager rientra anche la scelta dei possibili investimenti energetici, che l’azienda potrebbe fare per ridurre i consumi e per ottimizzare l’utilizzo dell’energia.
 

Questi investimenti dovranno comunque essere approvati dalla figura responsabile dell’impresa: come detto in precedenza l’energy manager non ha potere decisionale, né operativo, ma offre una consulenza specialistica in materia di efficienza energia.
 

Questo professionista dovrà occuparsi infine di verificare che quanto suggerito venga messo in pratica, oltre che di controllare che le nuove strategie di ottimizzazione dell’utilizzo di energia abbiano davvero efficacia. Il controllo periodico dei progressi consentirà di correggere il tiro, nel caso in cui ci si dovesse rendere conto della non efficacia delle nuove misure.
 

Il ruolo dell’energy manager può dunque essere riassunto in due obiettivi principali:

  1. il primo è ridurre i costi dell’energia per le aziende,
  2. il secondo è favorire lo sviluppo ecosostenibile dal punto di vista dell’efficienza energetica.

Avere nell’organico un manager dell’energia è molto vantaggioso per le aziende, ecco perché questa figura professionale è sempre più richiesta nel nostro paese.
 

Quanto guadagna un energy manager? Qual è lo stipendio?

Il reddito annuo di un energy manager si trova in un range che va da € 30.000 a € 60.000. Ovviamente lo stipendio del singolo professionista cambia a seconda della sua esperienza e dell’azienda in cui trova impiego.
 

A inizio carriera un energy manager, dopo aver fatto i primi anni di esperienza, può ottenere uno stipendio di circa € 30.000 l’anno, per poi avvicinarsi senza difficoltà ai € 60.000 l’anno all’incirca verso metà carriera.
 

Per gli energy manager impiegati nel settore green lo stipendio può crescere ulteriormente, infatti la retribuzione può arrivare fino a € 90.000 l’anno. Lo stipendio può crescere ulteriormente per i professionisti con maggiore esperienza, anche se va detto che sono in pochi a superare i € 100.000 l’anno.
 

Per guadagnare offrendo consulenze come esperto dell’energia non bisogna per forza essere assunti come dipendenti di una società, è possibile infatti lavorare anche come libero professionista. In questo caso il guadagno annuo sarà molto variabile, perché direttamente dipenderà dal numero di consulenze effettuate nell’arco dei dodici mesi e dal compenso richiesto per ogni singolo intervento.
 

La nomina dell’energy manager: quando è obbligatoria?

Questa figura professionale emergente da qualche anno è diventata indispensabile per alcune realtà, infatti ci sono molte aziende hanno l’obbligo di nominare un energy manager. È importante capire quando questo obbligo sussiste, così da capire anche quali sono le imprese a cui rivolgersi per essere assunti con maggiore probabilità.
 

L’obbligo di nomina di un energy manager si ha per tutti i soggetti dei trasporti, del settore terziario e del settore civile che hanno consumato energia per una quantità pari a più di 1.000 tonnellate equivalenti di petrolio nei dodici mesi precedenti.
 

L’obbligo si ha anche per i soggetti attivi nel settore industriale, che hanno consumato energia per una quantità pari a più di 10.000 tonnellate equivalenti di petrolio nei dodici mesi precedenti.
 

Tenendo conto di queste soglie di consumo, solo le più grandi industrie sono in realtà soggette all’obbligo di nomina di questo professionista: 10.000 tonnellate equivalenti di petrolio sono 53 GWh l’anno, per un corrispettivo economico di oltre 7 milioni di euro ogni anno.
 

la nomina dell'energy manager è obbligatoria per alcuni tipi di aziende una volta superata una certa soglia di consumo
L’obbligo di nomina di un manager dell’energia si ha quando un’azienda supera una certa soglia di consumo energetico.
 

Requisiti per diventare energy manager

Per diventare un energy manager, ovvero un consulente esperto in efficientamento energetico, è necessario avere alcune specifiche competenze ed abilità, dal momento che la gestione ottimale dei consumi è fondamentale per le aziende dal punto di vista economico, soprattutto per quelle di grandi dimensioni.
 

Facendo riferimento alla circolare 219F del 2 marzo 1992, è possibile elencare i seguenti requisiti per diventare energy manager:

  • Laurea in ingegneria;
  • Esperienza tecnica professionale pluriennale;
  • Esperienza nella progettazione e nella gestione dei sistemi per produrre e per utilizzare l’energia;
  • Aggiornamento professionale per conoscere le ultime novità del settore.
 

Formazione: il corso per diventare energy manager

Per ottenere questo incarico è necessario dunque dimostrare di avere conoscenze e competenze specifiche, in modo da svolgere tutti i compiti che vengono affidati al manager dell’energia. Chi desidera ottenere questa posizione lavorativa può decidere di frequentare un corso per diventare energy manager.
 

Su Alteredu proponiamo dei corsi di formazione professionali e certificati nel campo dell’energia, al termine dei quali gli studenti che supereranno l’esame finale di verifica delle competenze otterranno un attestato riconosciuto per iniziare la loro carriera.
 

A Luca, il ragazzo che ci aveva contattato in cerca di suggerimenti per diventare energy manager, abbiamo consigliato di iscriversi al nostro corso per energy manager, della durata di 40 ore e diviso in sei moduli.
 

Questo percorso di formazione ha dato a Luca, fresco di Laurea in Ingegneria, la possibilità di acquisire tutte le conoscenze richieste per diventare un manager dell’energia, in modo da poter fare domanda alle varie aziende per essere assunto con questa ruolo.
 

 

Il corso si svolge interamente online, modalità che consente agli studenti di accedere al materiale didattico in qualsiasi momento, inoltre non vi è obbligo di frequenza in aula. Al termine del percorso di formazione gli studenti saranno sottoposti ad un test di verifica: superato questo test gli studenti riceveranno l’attestato di frequenza, che sarà rilasciato da A.I.S.F. (Associazione Italiana Software & Formazione) e che potrà essere aggiunto al curriculum vitae.
 

Questo corso dà anche la possibilità di ottenere CFP. Il corso energy manager ha un valore di 40 CFP per gli ingegneri, 12 CFP per gli architetti, 43 CFP per gli industriali e 15 CFP per i professionisti agrari.