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BES e DSA

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Da qualche anno a questa parte si è registrato un netto aumento degli studenti con specifici disturbi dell’apprendimento.

 

Alla luce di questo incremento è sempre più fondamentale cercare di capire quali sono i percorsi e le strategie utilizzabili al fine di facilitare l’apprendimento per questi ragazzi.

 

Sono necessari, infatti, dei percorsi personalizzati in base a quelle che sono  le esigenze e le caratteristiche degli studenti affetti da disturbi di apprendimento così da avere a propria disposizione le migliori strategie per riuscire nell’intento di rendere più fruibile l’insegnamento.

 

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Cosa significa BES? E DSA? Scopriamolo insieme!

 

Guida per comprendere la differenza tra alunni con BES o DSA e per aiutarli durante il loro percorso scolastico

La prima cosa da fare quando si parla di BES e DSA è andare a fondo della questione. Comprendere la differenza tra alunni con BES o DS è il primo step per cercare di aiutarli con percorsi ad hoc, pensati per venire incontro alle loro difficoltà e superarle.

 

La didattica deve essere inclusiva ed è necessario, quindi, cercare di fare il punto della situazione in modo tale da capire come muoversi e quali sono le strategie da adottare al fine di integrare perfettamente questi alunni con capacità e bisogni speciali.

 

Quando si incontrano degli alunni con delle difficoltà e con specifici disturbi dell’apprendimento è sempre importante capire in che modo renderli parte del sistema classe, poiché è importarli farli sentire sempre parte attiva e ben integrata.

 

Questi disturbi specifici, infatti, hanno delle ricadute emotive e comportamentali che si riversano nella quotidianità. Il ruolo della scuola è fondamentale da questo punto di vista, così come lo è il lavoro in team con la famiglia oltre che con la classe in generale. Promuovere dei percorsi specifici che non facciano sentire questi ragazzi esclusi ne migliora le performance ma non solo a scuola, anche nella vita di tutti i giorni.

 

Si acquisisce, infatti, una maggiore consapevolezza, più fiducia e si generano sentimenti positivi che fanno sempre bene ai ragazzi con difficoltà e disturbi specifici.

 

Si dovrebbe puntare, quindi, a capire in che modo potenziare le strategie cognitive create ad hoc per migliorare i processi di apprendimento anche in questo tipo di alunni. Farli uscire dalla solitudine e far superare le difficoltà: questo dovrebbe essere un obiettivo primario.

 

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È molto importante capire in che modo rendere parte del sistema classe gli alunni con disturbi dell’apprendimento per farli sentire sempre parte attiva e integrata

 

Cosa sono i BES (Bisogni Educativi Speciali)

Già presente nel mondo anglofono come Special Needs, il concetto di Bisogni Educativi Speciali è entrato a pieno titolo nel mondo della didattica da qualche anno a questa parte.

 

Nello specifico dal 2021, quando il MIUR con una apposita circolare ha proposto la codifica in tre categorie degli alunni con BES.

 
  • allievi con disabilità che, grazie al lavoro degli insegnanti di sostegno, seguono un Piano Educativo Individualizzato
  • allievi con difficoltà socioculturali e/o di tipo linguistico
  • allievi con DSA o altre diagnosi simili.
 

Da questo momento si pone l’accento sull’argomento. Del resto, come è importante ricordare per gli alunni con BES o DSA è importante introdurre degli aiuti specifici, a partire da quelli per la lettura e per la scritture. Sarà, quindi, importante individuare la problematica per riuscire a supportarli al meglio.

 

Un alunno può manifestare i BES con continuità o per un determinato periodo e ciò avviene per diversi motivi. Alla base di tutto possono esserci motivi fisici o biologici, sociali, psicologici. Quello che non cambia è il ruolo della scuola che deve sempre venire incontro a queste difficoltà e deve offrire una risposta adeguata e personalizzata.

 

Possiamo, quindi, dire che quello di BES è un concetto pedagogico più che una vera e propria categoria diagnostica. L’obiettivo è quello di cercare di creare un progetto didattico individualizzato per tutti quegli alunni con DSA ma anche con altri bisogni speciali.

 

Il significato di DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento): cos’è e a cosa si riferisce

A questo punto è importante chiarire anche il significato di DSA. Di cosa si tratta? DSA è un acronimo che sta per disturbi specifici di apprendimento.

 

Siamo in un ambito molto complesso e delicato, che vale la pena guardare da vicino così da capirne le caratteristiche e non solo.

 

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Un alunno con disturbi specifici di apprendimento può avere difficoltà nella lettura, nella scrittura e nel calcolo

 

Parliamo di DSA quando, nonostante un adeguato grado di scolarità, si presentano delle difficoltà in alcuni processi che dovrebbero essere automatici sia nell’ambito della lettura che in quello della scrittura e del calcolo.

 

Il tutto, è bene sottolinearlo, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali. L’alunno con DSA ha delle capacità cognitive in linea, ma non riesce ad automatizzare alcuni processi.

 

Si parla di DSA già da qualche decennio e, per la precisione, dagli anni 90 quando vennero individuati 4 DSA .

 

Ecco la lista:

 
  • dislessia
  • disgrafia
  • discalculia
  • disortografia
 

Nello specifico la dislessia è un disturbo della lettura che si manifesta nel momento in cui l’alunno dimostra di avere una difficoltà nel decodificare un testo. Si ha difficoltà nella velocità e rapidità di lettura.

 

La disgrafia, invece, è un disturbo della scrittura. In questo caso si ha difficoltà nel realizzare graficamente le lettere. Ciò accade a causa di una difficoltà nell’abilità motoria della scrittura.

 

Anche la disortografia riguarda la scrittura. In questo caso l’alunno ha una difficoltà nella competenza ortografica e nella competenza fonografica.

 

Infine la discalculia riguarda la difficoltà di fare i conti. L’alunno non conosce e non riesce a operare con i numeri.

 

I disturbi di cui sopra possono essere penalizzanti per l’alunno nel caso in cui questo venga abbandonato a sé stesso. Non solo. Possono essere fonte di disagio e di fatica. Proprio per questo motivo, negli ultimi anni, si è posta un’attenzione crescente a questi argomenti così delicati ed è stato messo l’accento sulla necessità di percorsi educativi personalizzati, con l’aiuto di insegnanti di sostegno preparati, in grado di rendere migliore la vita degli alunni con BES, sia in classe che fuori.

 

Quello a cui si deve puntare è una gestione delle difficoltà che, pian piano e con la giusta tecnica, potrebbero anche essere superate.

 

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Ma qual è la differenza tra BES e DSA? Scopriamolo insieme

 

Quali sono le differenze tra BES e DSA?

A questo punto è utile capire quali sono le differenze tra BES e DSA. Fare attenzione alle parole in questo caso è decisamente importante ed è per questo motivo che è utile profilare le differenze, poiché i due acronimi non sono dei sinonimi.

 

Entrando nel dettaglio possiamo dire che DSA è il disturbo ossia la diagnosi che si dà all’alunno e il BES è il bisogno che viene innescato.

 

Per i DSA esiste una diagnosi che, invece, per i BES non esiste così come non esiste una certificazione BES.

 

Ricordiamo che ogni DSA comporterà un BES e, quindi, un piano educativo personalizzato che andrà a vertere su quelli che sono i bisogni di ogni singolo alunno, sulla base del suo disturbo.

 

Approfondimento: Piano Educativo Personalizzato (PEI) e Piano Didattico Personalizzato (PDP)

Alla luce di quanto detto potrebbe essere utile un approfondimento con relative differenze tra PEI e PDP.

 

Quando si parla di Piano Educativo Personalizzato cosa si intende? E quando, invece, si parla di Piano Didattico Personalizzato? Cerchiamo di fare chiarezza rispondendo a queste due domande.

 

Si tratta di due documenti differenti e come tali devono essere trattati. Quello che li accomuna è che servono per delineare il percorso didattico degli alunni con BES.

 

Quando si è in presenza di un alunno con disabilità certificata viene stilato il PEI, ossia il piano educativo personalizzato.

 

Il PDP, invece, riguarda una serie di casi. Viene stilato in presenza di alunni con DSA che, quindi, presentano segni di dislessia, disortografia, discalculia, disgrafia. Non solo. Il PDP è necessario quando si ha a che fare con alunni in svantaggio sociale o che hanno deficit culturali poiché parlano una lingua madre differente o hanno altre tradizioni. Infine il PDP è necessario quando si hanno degli alunni con altri tipi di BES che possono essere difficoltà comportamentali, emotive o psicologiche.

 

Volendo approfondire il discorso è possibile sottolineare che il PEI viene anche chiamato Piano di Vita proprio per la sua importanza strategica per la vita dell’alunno. Per la creazione del PEI vengono coinvolti diversi soggetti, dai genitori agli insegnanti di sostegno e, ancora, c’è la collaborazione del personale scolastico e degli operatori delle strutture sanitarie competenti.

 

All’interno di questo documento vengono inseriti quelli che si reputano interventi indispensabili per fare in modo che l’alunno raggiunga i suoi obiettivi e arrivi a una totale integrazione con il sistema classe.

 

Non esiste un unico modello di PEI ma questo può variare in base a quelle che sono le disabilità e la condizione dello studente, che deve essere valutata caso per caso. Esiste, più che altro, uno schema per la stesura del PEI che poi deve essere integrato.

 

Volendo, invece, approfondire tutto quello che si deve sapere sul PDP, ossia sul Piano Didattico Personalizzato è bene sottolineare alcuni aspetti.

 

Il piano in questione deve essere programmato dal consiglio di classe entro i primi tre mesi dall’inizio delle lezioni scolastiche. Anche in questo caso, se ritenuto necessario e utile, si può chiedere la collaborazione di genitori e di operatori socio-sanitari.

 

I contenuti del PDP sono definiti dal MIUR. Il documento deve contenere, quindi, una chiara fotografia dell’alunno. Si parte dai dati anagrafici dello stesso, dalla tipologia di disturbo e si individuano le attività didattiche personalizzate, le misure dispensative e tutto quello che di individualizzato serve per l’insegnamento.

 

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Il Piano Educativo Personalizzato ed il Piano Didattico Personalizzato delineano la didattica rivolta ad un alunno BES

 

La normativa scolastica per aiutare alunni con BES e DSA

Per aiutare alunni con BES e DSA c’è una normativa che è necessario conoscere. Si tratta, nello specifico, di una serie di norme e indicazioni che servono per arrivare al fine ultimo dell’integrazione totale degli alunni con difficoltà e bisogno speciali all’interno del sistema classe.

 

Una normativa che va conosciuta, studiata, approfondita e applicata.

 

Si parte dai primi anni 2000, quando il MIUR ha iniziato a proporre delle specifiche note ministeriali.

 

Nello specifico si parla delle note ministeriali 5 Ottobre 2004, 5 Gennaio 2005, 10 Maggio 2007 con le quali sono stati proposti degli strumenti specifici per cercare di superare i deficit di cui sopra.

 

Nello specifico, le misure individuate dal ministero sono di due tipi.

 
  • Misure compensative: strumenti, aiuti, modalità di insegnamento finalizzate a supportare quelle che sono le funzioni in cui l’alunno deficita.
  • Misure dispensative: strumenti finalizzati a esonerare l’alunno da alcune attività che potrebbero essere penalizzanti per la sua persona e fonte di disagio.
 

Si tratta del primo approccio che la scuola ha avuto con BES e DSA. Da quel momento in poi le cose si sono evolute, grazie anche a una sempre maggiore consapevolezza della necessità di aiutare questi alunni a integrarsi al meglio nelle classi di appartenenza.

 

Si deve attendere la legge 170/2010 per avere un approfondimento maggiore e un approccio più sistemico alla questione.

 

L’obiettivo, è bene ricordarlo, deve essere quello di favorire il successo di alunni con BES e DSA, cercando la loro integrazione, riducendo il loro disagio così da creare le basi per il loro futuro nella società e nel mondo del lavoro.

 

La legge in questione mette in chiaro per la prima volta questo concetto che è diventato fondamentale nel corso degli anni. L’anno successivo, quindi, sono state pubblicate le linee guida per il diritto allo studio degli alunni con DSA che riprendono e attuano quanto indicato nella legge 170/2010.

 

Nel decreto legge La Buona Scuola, invece, si parla per la prima volta di BES in senso stretto. Si definisce cosa sono i BES, quali sono le caratteristiche degli alunni con BES e si cerca di dare delle pratiche indicazioni al mondo scolastico.

 

Se si vuole approfondire il ruolo della scuola si deve fare riferimento a una circolare 2013. Qui viene specificato che il consigli di classe e i docenti delle scuole primarie dovranno segnalare, ove non sia già stato fatto, dei casi che potrebbero necessitare di un PDP.

 

Dopo aver analizzato caso per caso si dovrà capire in che modo gestire il rapporto con la classe, si dovranno individuare gli interventi necessari al fine di permettere al soggetto un adeguato percorso di apprendimento sempre nell’ottica della didattica inclusiva e si dovranno individuare gli strumenti da utilizzare.

 

Importante, poi, curare il rapporto con la famiglia che deve essere coinvolta, così come gli altri enti competenti.

 

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L’obiettivo della didattica è quello di favorire il successo e l’integrazione degli alunni con BES e DSA

 

Cosa prevede la normativa del Miur per alunni con BES

Per gli alunni con BES si deve fare riferimento alla direttiva “Strumenti d’intervento per gli alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica” che il MIUR ha realizzato per approfondire alcuni aspetti della legge 170/2010.

 

Nello specifico, questa direttiva del 2012 approfondisce e amplia il campo della didattica inclusiva e personalizzata. All’interno dei BES vengono inserite anche delle difficoltà che pur sussistendo non sono chiaramente certificate.

 

Alla luce di quanto sancito dalla legge e dalle direttive che la esplicano, il ruolo degli insegnanti è fondamentale. Ci si deve preparare e specializzare adeguatamente per poter essere il supporto necessario per l’integrazione degli alunni con BES.

 

Sarà importante, quindi, seguire dei programmi di studio e specializzazione specifici.

 

Cosa prevede la normativa del Miur per alunni con DSA

Quando si parla di normativa del MIUR per gli alunni con DSA si fa sempre esplicito riferimento alla legge 170/2010.

 

Nello specifico è proprio questa che individua e riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia come DSA. Sempre nella stessa legge viene sancito il diritto allo studio di alunni con DSA, che viene garantito con percorsi individualizzati come detto in precedenza.

 

Il MIUR ha dato anche delle linee guida sia per quello che è il diritto allo studio che per quelli che sono i piani didattici personalizzati. A partire da quelli si potrà poi personalizzare il tutto.

 

Consigli pratici per aiutare alunni con BES e DSA

Per aiutare gli alunni con BES e DSA è importante essere preparati e specializzati. Questo è un appello che viene rivolto agli insegnanti che, nel corso della loro carriera, si ritrovano a dover fronteggiare delle situazioni di questo tipo.

 

Promuovere fattivamente l’integrazione degli alunni con difficoltà, con o senza certificazione, è un compito che può risultare arduo senza la dovuta preparazione e competenza.

 

Per questo motivo, ad esempio, possono essere utili una serie di consigli pratici per aiutare alunni con BES e DSA.

 

Si suggerisce, ad esempio, di puntare molto su esercizi personalizzati e sul role playing che permette di immedesimarsi in determinate situazioni cercando così di comprendere bisogni che possono essere differenti in base al caso.

 

Un altro consiglio è, ad esempio, quello di permettere ai ragazzi e ragazza con DSA di esprimere il loro percorso con una testimonianza. In questi anni, ad esempio, sono nate diverse iniziative e opere letterarie o teatrali in cui questi ragazzi hanno parlato delle loro esperienze. Si sono creati dei modelli per l’identificazione personale utili per insegnare a gestire situazioni talvolta complesse.

 

Esiste, a tal proposito, una vasta letteratura che potrebbe essere approfondita. L’obiettivo è sempre lo stesso: promuovere l’integrazione scolastica.

   

Molto utili anche i Master e Corsi di Perfezionamento come quelli proposti da Alteredu. Si tratta di percorsi formativi che mirano a creare un corpo docente che sia effettivamente consapevole del proprio fondamentale ruolo nella vita di alunni con DSA e BES.

       

Seguire questi corsi permette di apprendere delle competenze specifiche e fondamentali, sia pratiche che teoriche. Non solo. I corsi Alteredu permettono di seguire le lezioni in modalità e-learning. Un grande vantaggio perché sarà possibile frequentare direttamente da casa propria con i propri tempi.